Ernia iatale e gravidanza:

il riconoscimento di uno spazio interiore

 

 

 

 

 

Comprendere è iniziare a guarire. Ogni problema, malattia, esperienza che la vita porta con sé mi sta insegnando qualcosa. Mi sta dicendo di aprire gli occhi, gli occhi interiori dell’anima. Solo così aprirò la strada alla vera guarigione.

 

Medicina dei Significati non è psicosomatica, ma molto di più. E’, a mio avviso, uno strumento, o modalità, che non è solo funzionale alla guarigione ma fondamentale per riconoscere negli avvenimenti della vita un “significato” profondo, in grado di farsi indice o segnale lungo il cammino. In grado di servire il futuro, oltre che di lenire il passato. Per dare sempre maggior “significato” al nostro esistere, quando altri ce lo vogliono sottrarre.

Ecco la storia di una giovane donna, per la prima volta incinta.  I disturbi che accusa saranno per lei momento di comprensione (e reintegrazione) di tante difficoltà incontrate sin dall’infanzia e, al contempo, “porta” che si apre su di un nuovo cammino. Mi piace iniziare con questa storia, che è “iniziatica” per eccellenza…

30 anni, incinta di quattro mesi, accusa consistente dispepsia, con nausea e vomito continuo.

La spiegazione organica, di carattere “meccanico”, è evidente: l’ingrossamento dell’utero nel corso della gravidanza costringe lo stomaco in uno spazio sempre più ridotto. La presenza dell’ernia iatale aumenta la sintomatologia gastrica. Gastroenterologo e ginecologo sentenziano: te la devi tenere…
Durante il colloquio, nel corso di una sessione di Medicina dei Significati, emerge che l’ernia iatale rappresenta, nella sua natura simbolica, un “conflitto di spazi”, territori impropri e frontiere non riconosciute. Meglio, direi, non ancora “legittimate”.

Lo stomaco è “organo di accettazione” come del resto anche l’utero che, durante la gravidanza, pone la donna a confronto proprio col problema del “fare spazio”, dentro di sé, a qualcosa di nuovo; non solo il nuovo essere che si forma, ma il nuovo mondo che l’aspetta, compresa la nuova identità di madre, che dovrà nascere, anch’essa, insieme al figlio. 

In seguito a questa prima sollecitazione di consapevolezza, avvenuta nel corso della consulenza, la giovane donna ricorda che “da sempre” si è sentita costretta a “chiudere la bocca dello stomaco”, per evitare che l’angoscia le salisse fino alla gola, soprattutto perché la madre le aveva insegnato che “non doveva piangere”. Manifestare col pianto le proprie emozioni significava infatti dare spazio ad una sorta di debolezza; di malintesa debolezza, che la madre da sempre le aveva insegnato a deprecare.

La giovane donna ricorda inoltre che, anche prima della gravidanza, si era abituata a contrarre costantemente la muscolatura dell’addome poiché, se avesse permesso a questo di rilasciarsi, lei si sarebbe sentita invasa da un senso di paura. (Paura della paura!! la cosa riguarda una bella percentuale dei nostri problemi) 

La gravidanza mette a dura prova l’ostinato “controllo di sé” e delle proprie emozioni. La donna è sottoposta, su più fronti, ad una vera e propria prova di accettazione. Soprattutto, la gravidanza insegna alla donna ad “allargare se stessa!” E lo fa attraverso il corpo.

Ma la cosa non riguarda solo il corpo… Il momento in cui una donna riconosce che dentro di sé sta crescendo un’altra vita esige il riconoscimento di un processo interiore estremamente importante. Aprire la porta del proprio corpo – e della propria vita – ad un altro essere significa dover compiere un passo preciso: una sorta di “passo indietro” del sé che riconosce l’altro e gli legittima una sorta di priorità esistenziale. Questo è l’ordine insito nella natura. E’ il passo del “primo sacrificio del sé”. Come è noto, ne seguiranno molti altri… Non è cosa da poco: è, anzi, un vero e proprio momento iniziatico, indispensabile al prosieguo del cammino.

Fatte queste fondamentali premesse, passo alla pratica e le insegno “la danza del respiro” ovvero una forma di respirazione consapevole: “immagina il ventre che si espande e il cuore che si calma, lentamente, devi solo respirare e osservare quello che naturalmente, avviene”. Con pazienza e dolcezza (caratteristiche che il suo stesso corpo la guiderà a maturare) lei apprende un nuovo atteggiamento, sia interiore che esteriore: quello che apprendiamo attraverso il corpo, portato alla giusta consapevolezza, diviene patrimonio interiore, molto profondo.

Abbastanza velocemente, la donna impara a “non aver paura”, ad allentare il controllo e la tensione e, gradualmente, a “lasciare la presa”. Grande insegnamento porta la gravidanza. Grande insegnamento porta la vita, in ogni suo evento o esperienza.

Soprattutto, la giovane mamma impara a nutrire il “senso della fiducia”, che presto dovrà a sua volta trasmettere al figlio. E lo impara attraverso il suo corpo. Del resto, è la gravidanza stessa che, per natura, porta con sé questo insegnamento… La “grande onda” della vita, onda di saggezza, ci porta tutti con sé e ad essa dobbiamo tornare ad affidarci, soprattutto in certi momenti (iniziatici) dell’esistenza.

Nel giro di pochissimi giorni, la pancia si fa visibilmente più grossa (come se fossero improvvisamente passati due mesi di gestazione) e i sintomi migliorano. 

La lotta, compiuta dai suoi organi, per la conquista di uno spazio interno, non percorreva la giusta via; e lo stomaco era finito per “risalire”, nella sua porzione superiore, attraverso lo iato del diaframma.

La legittimazione del “far spazio ad un nuovo spazio”, non più solo “interno” (al corpo) ma interiore (all’anima); la scoperta e la legittimazione delle emozioni, che per natura albergano nelle viscere, nel ventre; l’imparare a non temerle ma a riconoscerle e legittimarle, crea gradualmente “spazio” all’emergere di nuovi ricordi: in questo caso, al ricordo dell’improvviso precipitare, da bambina, in uno stato di “silenzio” che sfiorava il mutismo…

L’ernia iatale ben simbolizza questa condizione: lo stomaco, organo di accettazione, è anche sede dell’istinto dell’aggressività, quell’aggressività buona, necessaria alla vita, che ci permette la sopravvivenza; e non a caso è l’organo deputato all’accoglienza e alla digestione del cibo (il quale è, simbolicamente, “altro da noi”). Risalendo verso l’alto, lo stomaco sembra rivendicare uno spazio non proprio, quello del sentimento, dell’amore e dell'”accettazione” che solo il cuore può operare.

Un’altra osservazione: lo stomaco è anche molto legato al “potere dell’io”, della consapevolezza di sé (o meglio del nostro ego), del nostro porci nel mondo, della capacità di affermarci in esso (il terzo chakra, nelle scienze vediche), per via della sua funzione di “far entrare” ciò che è “altro”.
Occorre riconoscere che l’ego ci sostiene e ci protegge. Ma il cammino si compie quando questo, dopo essersi costituito e strutturato, impara gradualmente a diluirsi e a fare quel passo indietro, fondamentale: il passo indietro dell’io, o dell’ego, che impara a “fare spazio al tu”…

La gravidanza è l’occasione, unica e speciale, offerta alla donna nel corso del suo cammino. Occasione unica di conoscere il proprio corpo e comprenderne il linguaggio; occasione unica per “elaborare nuovi spazi”, riconoscendo i propri bisogni: da quelli fisici (tempi più lenti, concedersi di dormire, di fare spesso pipì) a quelli più interiori e profondi. Lì, lo spazio si traduce in tempo: mi dedico a qualcosa che desidero e che mi fa sentire meglio! Non è forse il momento della vita in cui il “desiderio” – le cosiddette voglie – è particolarmente legittimato?

Questi spazi interiori da conquistare, sono “spazi psichici” che aprono la strada alla nuova mamma, che nascerà col nuovo bambino… Con essi, nascerà anche la capacità di legittimare il nuovo che sempre la vita ci porta, attraverso le sue infinite trasformazioni.

Loredana Filippi

 


 

Commenti chiusi