Il femminile negato – di L. Filippi

Una testimonianza

Il ratto delle sabina - Gianbologna, Il femminile negato

 

 

 

 

Da una seduta in Medicina dei Significati con una persona affetta da Morbo di Parkinson emerge una importantissima considerazione (che non riguarda solo questo tipo di problematica, ma che è comunque sempre molto “significante”): il problema del tremore al braccio destro ha portato quest’uomo all’utilizzo compensativo della mano sinistra, per mangiare o per svolgere analoghe mansioni, che generalmente sono deputate alla destra, nella persona non mancina.

Dal colloquio emerge una importante “polarizzazione maschile” della personalità, almeno nella sua dimensione più superficiale. Quasi che il “femminile” si sia in qualche modo ritirato, negli strati più profondi, per paura o per spavento. (Dico superficiale poiché ritengo che, in noi, siano sempre presenti le due polarità, “stratificamente” distribuite in misura diversa, in funzione di tantissime variabili, culturali e non.)

Questo non significa – ovviamente – che il sesso femminile debba mangiare con la mano sinistra… Significa piuttosto che, in qualche modo, buona parte dell’organizzazione corporea sia stata stimolata, in seguito al problema, a frequentare l'”altra parte di sé”.

E questo avviene ogniqualvolta mi trovo costretto a “capovolgere” il mio assetto cerebrosomatico, anche solo quando mi rompo un braccio.

Mi pare tuttavia di notevole importanza questa considerazione, almeno in relazione alla storia di questa persona e, forse, di molti di noi. Sappiamo che, in questo nostro mondo, patriarcale e patricentrico, il femminile è la parte più sofferente, a prescindere dal sesso, ovviamente.

Il femminile archetipico, infatti, è quella parte di noi che più difficilmente soggiace alle regole, anarchica, libera (non la puoi sottoporre ad alcun tipo di giogo, a meno che non sia condiscendente e non lo cerchi di proposito). Ed è questa libertà che le dona la sua principale caratteristica: l’essere “poietica”, ovvero creativa (poièin, in greco significa creare).

Il femminile poietico (e poetico..) è quella parte che rischia di più oggigiorno: non può morire, non morrà mai, ma rischia, come dice il mito di Persefone, di sprofondare in Ade, il regno invisibile dei morti.

Persefone è colei che fa questa esperienza ma, quando finalmente ritorna a riabbracciare la madre Demetra e porta nuova vita alla terra/madre – che, per la tristezza della sua lontananza, si era spogliata, riempita di freddo e isterilita – porta con sé la nuova energia che dà vita ai fiori e alle messi.

Energia profonda, che solo la frequentazione delle profondità/inferi può alimentare, custodire, riaccendere: il fuoco sacro di cui ogni femminile è, più o meno consapevolmente, custode.

E, tornando alla superficie – il maschile è energia di superficie, dell'”esternità”, di ciò che sta sopra, il visibile, ciò che la mente può conoscere così come il femminile è quella della profondità, dell’invisibile, di ciò cui la mente ancora non ha accesso – lo alimenta, lo nutre ed instaura, con esso, quel dialogo magico che noi chiamiamo stagioni. E’ il matrimonio sacro che il mito da sempre evoca e ricorda.

A mio avviso, e per la mia esperienza, molte nostre problematiche, non unicamente fisiche – Parkinson in primis – sono legate a questa subliminale negazione e tutti dovremmo interrogarci in merito ad essa, poiché il problema è di natura profondamente culturale: il femminile rapito, negato, nascosto… Ed il mito ne parla assai spesso: da Persefone al ratto delle Sabine, alla tanto responsabilizzata Elena di Ilio, all’Euridice che sfugge all’infausto tentativo di essere “afferrata” dall’amato Orfeo, o dalla sua razionalità…

Verso tale profonda negazione vediamo convergere altri aspetti sintomatici della problematica citata, come l’amimia, o difficoltà a veicolare all’esterno la propria vita emotiva, che spesso finisce per “agirsi” – e “agitarsi” – unicamente nell’interiorità personale, impossibilitata ad esprimersi o per paura o per non-conoscenza/riconoscenza di tale componente, fondamentale, dell’essere.

Negata, ma non morta (Persefone non muore). Respinta, ma tutt’altro che sopita, essa si agita all’interno della sua prigione…

Cosa è caduto nell’ombra? Cosa ho esiliato nella mia vita?

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