Il “vero” sapere…

Editoriale - vero sapere

 

 

Il vero Sapere, si innesta sempre sulla strada dell’Antica Sapientia, indicata nelle diverse scuole esoteriche e sapienziali – nate in diversi luoghi e tempi del pianeta (Pianeta-Uomo) – che hanno percorso da sempre l’Oceano del Tempo e della Storia.

 

 

Strada molte volte perduta, poiché appositamente nascosta ai più, mimetizzata, perché non destinata a tutti: “esoterica”, appunto, e con ben precisi e motivati scopi; primo fra tutti quello di proteggerne sia i “contenuti” che i “passeggeri”, raramente pronti ad iniziarne il cammino.

Ogni altro “sapere”, orfano di tale conoscenza, non potrà che essere monco, non portatore di Consapevolezza, che non è “conoscenza”, ma “Comprensione”, ovvero “conoscenza che si fa Carne”, in noi. Sapere, profondamente abitato dall’Essere.

Ogni sua altra forma o declinazione, anche se esce dalle migliori università o dai più evoluti cervelli, rimarrà ad abitare il “limbo” della Conoscenza: quel Castello degli Spiriti Magni, dove pur risplende luce, ma dove tale luce non gode dell’innesto nella Sapienza stessa che l’ha generata. E’ dimensione ontologica, assolutamente priva di qualsivoglia pastoia religiosa e re-ligante.

Ogni umana costruzione che non la contempla, sarà solo un Golem senz’anima, destinato a “passare”. A meno che, da essa ispirato, contempli la possibilità di percorrerne il cammino alla rovescia, riconoscendo le tracce che a questa possano ricondurre.

Tuttavia, oggi, la “finestra sul cielo” è aperta, almeno per chi oserà innalzare lo sguardo. I Tempi sono pronti e determinano addirittura una vera urgenza. Ma il “PARADISO” è un ATTO DI VOLONTA’… 
Sta ad ognuno di noi compiere quel passo che, tuttavia, non da tutti è sentito, a mo’ di chiamata, e, quindi, evocato.

Le scienze di frontiera stanno oggi sfiorando quel “confine”, quel limen che non divide ma unisce; ri-unisce scienza e spiritualità, antico e nuovo sapere, nel mistero che li genera e contiene.
Ma, ripeto, in modalità assolutamente evinta da religiosità alcuna. Sacro è, in questo senso, ciò che RIPORTA all’Essere e al mistero che lo ha generato.

Se, un tempo, solo l’intuizione, la mente intuitiva, poetica, artistica poteva frequentare l’”ineffabilità” di quel confine, oggi, se pur con prudenza e limitatamente a sé, anche la ragione può avvicinarsi, accettando però la prova di cui parlano tanti miti.

Come quello di Orfeo, che non deve voltarsi a “guardare” (portare cioè, sul mistero, la luce della ragione) la moglie Euridice che egli sta guidando fuori dall’Ade.

O quello di Psiche, che deve accettare (non accontentarsi) di amoreggiare con Eros al buio poiché, nel momento in cui cerca di vederlo accostando a lui la lampada con l’olio, ecco che una goccia cade sull’amato, lo sveglia e questo fugge via.

Finanche Cenerentola, che esce da un ambito diverso ma pur sempre dal buio delle nostre “terre interiori”, dove risiedono i codici formanti, deve “rientrare”, non dopo la fatidica mezzanotte…

Ma se appena “metti il piede” al di là del “confine” o della “soglia” della ragione, qualcosa di tuo sfuggirà e, per sempre, ne sentirai il richiamo. Allora il Principe deve “mettersi alla Ricerca” (la tua parte “maschile”, cui spetta il compito di “ricordare”), per ricongiungersi alla sua Sposa.

Occorre l’Atto di Volontà, il proclama reale. E nessun indugio potrà trattenerti.

Nel Proemio della Divina Commedia, Virgilio dice più o meno così a Dante: D’obbligo di porterò all’inferno e sempre per
obbligo ti porterò in purgatorio… ma se vorrai salire devi deciderlo da solo!

In ogni evento della nostra vita – quindi anche nella “malattia” – possiamo riconoscere vari livelli con cui avvicinarsi, percepirlo, viverlo e, a volte, trasformarlo: non fermiamoci alla “lettura letterale”, né a quella “allegorica”, e “morale” (psicosomatica, in termini moderni…)

Decidiamo di ascendere, di innalzarci, comprendendo il “Significato” delle cose.

E’ “avvicinarsi” a SOD, il “segreto”: l’ultima consonante del termine non solamente biblico “paradiso”:

– dove P (Phe,la prima consonante ma in realtà una delle “lettere iniziatiche” nell’ebraismo cabalistico) è la lettura iniziale, letterale, semantica, non solo di un testo, di un’opera d’arte, ma di ogni evento della vita. 
– R (resh) è il vettore che invita a “scorrere” verso il passo ulteriore; Dante direbbe “allegorico”; che già comincia a “sentire” che “c’è dell’altro”, oltre l’apparenza.
– D (Darash, è il cercare con attenzione e con passione) è “entrare nell’ascolto”, ascolto globale, che coinvolge ogni parte del nostro essere, e che solo può condurre a Sod, il Segreto. E, infine…
– S (Sod) è il livello che Dante dice Anagogico, quello che ti solleva, ti innalza… raramente raggiungibile, ma verso il quale è necessario mettersi in cammino. Poiché la meta E’ il Cammino.

Qui, occorre la VOLONTA’. Quella superiore che “o c’è o non c’è”…

Ma se la senti urlare dentro di te, rompi ogni indugio e mettiti in cammino!

Non sei solo. Ci si può prendere per mano!

 

Loredana

 


 

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