La tarda estate o la “quinta stagione”

La quinta stagione e il mondo dell'essenza profonda delle cose, Medicina dei Significati

 

 

La tarda estate o “quinta stagione” è uno dei momenti più magici del Corso dell’Anno!

La terra – nella sua Bellezza come nella sua tragicità – ci rammenta il passaggio della Grande Soglia. Il momento in cui la raccolta del frutto, culmine dello zenit del processo generativo, apre la strada al cammino di ritorno. Ma non c’è tristezza in tutto ciò.
Poiché questa è la grande soglia dell’apparenza, “la Soglia dell’Illusione” che la terra ci chiama a superare.. Qui, vita e morte si compenetrano e regna l’equilibrio, il riposo. La terra insegna, sempre. E invita alla danza.

 

 

 

Cari Amici,

vi siete riposati? Vi scrivo mentre ho ancora (per poco) il cielo delle prealpi lombarde sopra la mia testa… Qui l’aria si è fatta frizzantina e il sole ha deciso di coricarsi dietro la montagna quando ancora non credi che la sua luce possa così presto cedere il passo alle penombre della sera.

Non so a voi ma a me, personalmente, questa stagione piace moltissimo… la tarda estate, quella che il taoismo chiama la “quinta stagione”. E’ la stagione della terra, la stagione dei frutti, nella quale percepisci che in natura qualcosa si è calmato, forse perché non ambisce più a manifestarsi e celebra invece un equilibrio diverso, fra ombra e luce, fra interiore ed esteriore… In questo momento vedo mia figlia che gioca nel prato con l’amichetta; le loro voci si fanno lontane, di sottofondo al silenzio che regna attorno… Mi sembra quasi di vivere una delle immagini che il Leopardi ci regala nel suo famoso Sabato del villaggio… immagini che hanno un profumo o un odore, un sapore quasi…

Godo del silenzio (che non è propriamente mancanza di suoni e rumori…), che in questo momento qui in campagna è ancora più profondo e sembra aprire la porta al mondo dell’ascolto, alla capacità di “fermarsi e non fare”. E’ osservare, ascoltare un sapore. Realizzare che il “poco” a volte contiene il tutto, contiene forse proprio ciò che ora mi serve, che è qui, dinanzi a me. Colgo quel che posso e, soprattutto – fintanto che posso – lascio che quanto mi giunge come ”esperienza di piacere” non solo penetri in me, ma depositi la sua impronta, un’impronta che potrò ricontattare al di là del tempo, un sapore che so di poter “non dimenticare”.

Volgiamo il nostro augurio affinché la vita, anche nella più disperata (e disperante) delle città, sappia riconquistare quel colore e quel profumo – così caratteristici in questa stagione – di cui l’anima può gioire; di cui l’anima “sa” gioire, poiché da sempre ri-conosce… Quello più autentico intendo, più puro, che la più semplice immagine di campestre quotidianità sa evocare.

L’anima sa riconoscere il buono, il bello, il vero… Rinnoviamole questa fiducia e addestriamoci all’ascolto, affinché essa si abbia ancora a fidare e ritorni, finalmente, a parlare…

Loredana

 


 

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