per una “meta-psicologia”: Chirone e Filottete

Appunti per una “Metapsicologia”…

 
Chirone e Filottete. Due personaggi mitologici che parlano del tema della guarigione: dal “guaritore ferito” alla “ferita riconosciuta”. Non ignorarli se pensi che serva lavorare per una “metapsicologia”, che vada oltre la visione di una “psicologia senz’anima”.
 
Chirone, il guaritore ferito
 

Chirone, il Guaritore Ferito

 
 
 
Il centauro CHIRONE – il cui nome (kèiron) in greco significa colui che è inferiore – uomo animale poiché metà uomo e metà cavallo, è un essere rinomato per la sua saggezza e la sua intelligenza, ma anche per la sua inguaribile “piaga al piede”. Cercando di curarla, egli diventa medico, insegna l’arte della medicina insieme a molte altre scienze.
 
Educa Achille, al quale insegna le virtù di un balsamo con il quale l’eroe guarisce le ferite dei suoi guerrieri ma NON la sua, ferita che anch’egli, come il suo stesso maestro, reca AL PIEDE (alle basi, alle radici della nostra umanità) e a causa della quale poi morirà.
 

Perché avviene questo? Cosa non ha funzionato nella scienza/conoscenza di Chirone?

 

Il centauro insegna con una scienza e una saggezza inerenti ancora solamente al “triangolo inferiore” del labirinto: non ha ancora maturato la consapevolezza ONTOLOGICA del male che lo affligge. Lo cura solo “dall’esterno” e, soprattutto, SENZA COMPRENDERE che né la saggezza né l’intelligenza – se permangono al livello esistenziale – gli permettono di guarire.
 
 

Filottete

 

Il Filottete e la ferita riconosciuta

 
Un altro mito greco illustra invece la possibilità di guarigione ontologica: è quello di FILOTTETE, la cui ferita maleodorante viene curata dal giovane compagno di Ulisse, recatosi sull’isola di Nesso con l’intento di ucciderlo. Questi invece, mosso a pietà dal vecchio malato, lo accudisce lavandogli la ferita, bendandogliela, nutrendolo ed accendendo il fuoco per scaldarlo.
 
E’ la FERITA RICONOSCIUTA. Maleodorante, quando il riconoscimento non avviene. Il riconoscimento dell’autodistruzione da noi stessi operata.
Affamati, poiché distaccati dalla nostra placenta spirituale, noi dobbiamo recuperare i nostri miti, ricordare gli antichi dei.
 
Anche questo significa, per me, operare il passaggio dal piano psicologico-esistenziale a quello ontologico: che è universale e mitico, al di là del tempo e della storia.
 
 
 

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