Psicogenealogia e Costellazioni Familiari

“Quando un fatto interiore non viene reso cosciente,
si produce fuori, come destino.”
Carl Gustav Jung

Costellazioni in fiore

Costellazioni… in fiore

 

 

Con le costellazioni comprendi che non ci sono colpevoli,

ma anime che fanno la loro parte.

Non c’è più nessuno cui dare la “colpa”,

nemmeno te stesso…

 

 

 

 

Cos'è la Psicogenealogia

 

E’ risaputo che gli avi influenzano le reazioni e i comportamenti delle generazioni ad essi successive. Con il termine Psicogenealogia (o Psicologia Transgenerazionale) si definiscono i vari approcci psicologici che vedono il sistema familiare come campo di indagine privilegiato, per indagare e risolvere tematiche legate all’individuo. La famiglia può essere vista come un sistema complesso, capace di evolvere nel tempo. Un “sistema adattivo”, che sa modificarsi, e nel quale agisce una “causalità circolare”, per cui l’effetto retroagisce sulla causa. Esso risulta fondato su di una sorta di “codice familiare”, costituito da regole esplicite e implicite. Le moderne teorie della complessità sono fondamentali per comprendere il sistema-famiglia nel suo insieme e le dinamiche che lo governano.

La Psicogenealogia si occupa pertanto di indagare i “legami affettivi invisibili” che ci uniscono ai nostri avi. Aiuta a riconoscere che alcune delle problematiche e difficoltà, che incontriamo nel corso della nostra vita e talora la caratterizzano, non ci “appartengono” totalmente. Spesso, piuttosto, si determinano come riflesso, residuo o sotterraneo substrato di convinzioni, ideali, aspirazioni che fondano l’intero clan o genia.

Noi “condividiamo un terreno”, nel grembo del quale ha messo radici il seme della nostra vita e sul quale hanno già trovato espressione diverse storie familiari. “Echi mnestici”, vivi e attivi in noi, che si riverberano e reiterano finché non illuminati dalla luce della consapevolezza. Nel loro passato, presente e futuro.  

Figli e figlie, dunque, di un “ceppo” comune che porta in sé e ritrasmette, invisibilimente, impronte che hanno formato e diretto il cammino fino a noi. Radici innestate nell’inconscio familiare che, operando nell’invisibile, determinano condizioni, comportamenti e sentimenti, e variamente influenzano le nostre esperienze.

Attori sulla scena della vita, inconsapevolmente interpretiamo ruoli che permettono di mantenere in vita le emozioni e i destini dei nostri avi. Spinti, null’altro, che da inconsci “obblighi d’amore”. 

 

Il "progetto senso" e la "lealtà familiare"

 

Il progetto di vita di un individuo è spesso inteso, secondo l’approccio transgenerazionale, come frutto dei compiti di compensazione del destino familiare, ricevuto fin dal momento del concepimento.

Se, ad esempio, la madre ha avuto degli aborti prima della sua nascita, spesso il figlio “riceve” il “progetto di vita” che, più o meno inconsapevolmente, i genitori avevano concepito per il figlio perduto. Ognuno di noi porta con sé delle “proiezioni genitoriali”, a volte dichiarate e a volte del tutto inconscie. Queste si trasmettono sui vari discendenti di una famiglia, specie se uno di questi risulta non averli, per vari motivi, esauditi. 

Il concetto di “progetto di vita”, definito “progetto senso” dagli esponenti della scuola francese di psicobiologia di Claude Sabbah, è un tema centrale nell’approccio transgenerazionale. Un figlio non viene concepito, atteso e generato solo per se stesso – sostengono questi autori – ma per obbedire a sogni, desideri o aspettative, sino a quel momento irrealizzati, del clan familiare, inespressi o addirittura non consapevolizzati.

In altre parole, nasciamo per lo più già programmati ed il mancato adempimento di tali “missioni” assegnate dal clan – che divengono “missioni di compensazione” – crea un conflitto interiore che spinge l’individuo a generare, nel corso della sua vita, una sorta di autoboicottaggio. 

Anche i torti subiti da un avo possono portare il discendente ad imporsi delle “missioni riparatrici” e la “lealtà” inconsciamente perseguita verso il contesto familiare invisibile, si trasforma in impossibilità di aderire ai propri ideali. In questo modo, capita spesso che l’incapacità di creare relazioni proficue abbia alle spalle dei fallimenti che un avo ha sperimentato, che le depressioni nascondano un trauma non risolto, che la mancanza di fiducia in sé e nella vita nascondano sofferenze antiche così come lo stress accumulato di generazione in generazione porti, come esito, a materializzare malattie fisiche o impasse psicologica.

La Psicogenealogia permette di prendere consapevolezza di tale programmazione inconscia e di deprogrammarla. All’autoboicottaggio si sostituisce così, la realizzazione piena del proprio, personale ed autentico, progetti di vita.

 

Il segreto e il "non detto"

 

Effetti particolarmente pericolosi possono manifestare gli eventi traumatici rimasti segreti, dei quali in famiglia non si è mai osato parlare. Nel corso del tempo, questi si trasformano da “segreti” in “indicibili” o, addirittura, “impensabili”, nel senso che la nuova generazione non è più in grado di risalire consapevolmente all’origine del trauma. (Vedi gli studi di Anne Ancelin Shützenberger)

 

Le costellazioni familiari 

 

Le costellazioni familiari costituiscono un metodo di aiuto atto a permettere di “fare ordine” nelle dinamiche familiari disarmoniche e di trovare una soluzione a conflitti e problemi relazionali legati alla famiglia di origine e alla famiglia attuale.

Sviluppato a partire dagli anni ‘70 dallo psicoterapeuta tedesco Bert Hellinger (oggi molto famoso e apprezzato a livello internazionale) il metodo delle Costellazioni Familiari e Sistemiche è frutto di diversi approcci psicoterapici, oltre alla terapia familiare sistemica, come l’analisi transazionale di Eric Berne, la gestalt, la PNL, l’ipnosi di Milton Erickson, le rappresentazioni familiari di Virginia Satir, lo psicodramma di Jacob Levi Moreno.

 

Come si svolge una Costellazione

 

La pratica delle Costellazioni Familiari prevede:

  • un richiedente, o Costellante, ovvero colui che desidera indagare il mondo dei propri avi oppure, un suo particolare problema, per individuarne radici nascoste e invisibili;
  • un gruppo di persone che si prestano ad interpretare, a mo’ di attori, il ruolo degli avi oppure di persone coinvolte e significative nell’esistenza del richiedente;
  • un facilitatore.

Il Costellante “colloca”, a seconda del suo “sentire”, i rappresentanti sulla scena, lasciandoli poi liberi di muoversi. La posizione che i rappresentanti assumono, già sin dall’inizio della costellazione e poi durante il suo svolgersi, il loro rapportarsi gli uni rispetto agli altri e i movimenti che mettono in atto, già offre al facilitatore – e a tutti gli astanti – elementi fondamentali di comprensione delle dinamiche, che iniziano a profilarsi.

Ciononostante, bisogna fare sempre la massima attenzione a “non interpretare” ciò che si vede ma limitarsi a cogliere l’informazione, a volte solo come impressione “suggestiva”, sensazione o sentore.

La Costellazione è sempre una Rivelazione. Essa non parla alla mente e non si offre mai secondo modalità oggettive e razionalizzabili.

In questo aprirsi all’universo non razionale (e nemmeno irrazionale) degli eventi, sta la rivoluzione di questa nuova modalità di aiuto e di crescita personale che, in realtà non è che un vero e proprio processo iniziatico.

 

Interpretato, il Simbolo muore: esso va lasciato vibrare, riecheggiare aprendosi a sempre nuovi orizzonti, riverberbanti come le onde create da un sasso in uno stagno, permettendogli di parlare il suo linguaggio.

 

 


Cosa cambia tra "partecipante" e "costellante"?

 

Ci sono due modalità di partecipazione ai seminari di Costellazioni Familiari: in qualità di semplice “partecipante” o in qualità di “costellante”, ovvero colui che mette in scena la propria costellazione.
Partecipare è sempre significativo poiché permette, anche se indirettamente, di conoscere e fare esperienza di dinamiche familiari che accomunano la vita di ogni persona: i mitemi e gli “archetipi” fondamentali infatti non sono molti e riguardano sempre, al di là dell’apparenza, la vita di ciascuno di noi. Si instaura inoltre il cosiddetto “effetto specchio” che la moderna fisica quantistica riconosce come dinamica fondamentale, a sostegno della nota tesi che “il caso non esiste”.


Il costellante è colui che mette in scena la propria costellazione con l’aiuto del gruppo di partecipanti, i quali possono esplicare ruoli attivi, oppure semplicemente assistere all’evento. In questo caso, la partecipazione è comunque di tipo “energetico” e “significante”, come la moderna fisica insegna quando rivela la presenta attiva dell’osservatore nell’ambito di un sistema. Ogni giornata di evento può avere un numero limitato di “costellanti” e un numero indeterminato di partecipanti attivi o non attivi.

Partecipare dunque, al di là della pratica della propria personale costellazione è una esperienza di fondamentale arricchimento. Non a caso infatti si scopre che, il più delle volte, i ruoli che si viene chiamati a interpretare o le interazioni che si generano con gli altri personaggi, alle quali partecipiamo o semplicemente assistiamo, risultano non casualmente in straordinaria risonanza con le nostre dinamiche personali per cui, alla fine, ciascun partecipante riceve immediati benefici e miglioramenti, anche dalla sola condivisione del sistema.

 

Quanto dura una costellazione?

 

Non esiste un tempo definito, poiché ogni costellazione è un evento assolutamente unico ed irripetibile. Alcune si risolvono velocemente, altre richiedono più tempo e magari ulteriori sessioni. Pertanto non è possibile definire in anticipo il numero di costellazioni che sarà possibile effettuare nel corso degli incontri. 

 


 

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