Traccia per Scrittura Terapeutica

Riconoscere la “giusta” traccia… 

La Volpe insegna - Traccia per Scrittura Terapeutica

 

 

Parlami di Te!

 

La scrittura offre una importante possibilità di conoscenza interiore, addestrando la nostra capacità simbolica e relazionale. Segui la traccia della Volpe!

 

 

Vedi anche… La Parola che cura: energia attiva che influenza la materia…

 

 

Osa! Lascia la tua Traccia…

 

E’ oramai riconosciuta l’importanza terapeutica del narrare di sé.

Bastano 15 o 20 minuti al giorno da dedicare alla penna e al foglio che, un pezzettino alla volta, registreranno la tua storia. Non temere, segui le indicazioni di questa semplice traccia e… inizia!

Sarà come avere appuntamento con un caro amico o amica; e proprio come la Volpe del Piccolo Principe, la celebre fiaba di Antoine de Saint-Exupéry, inizierai a desiderare il momento in cui potrai finalmente incontrare il migliore di essi: te stesso! Senza paura, lo fai solo per te.

Segui, se vuoi, questa semplice traccia… Sarà proprio la Volpe del celebre racconto a farti da guida!

 

Il Piccolo Principe e la Volpe - Traccia per Scrittura Terapeutica

 

 

 

 

 

 

 

 

1_ Facciamo conoscenza.

 

Siediti tranquillo. In un posticino ideale, lontano dai rumori e dagli sguardi curiosi… Hai una penna? Un quadernino vecchia maniera? Noo.. il pc o lo smart no! ti prego… Neppure il tablet, mi spiace. Ti potrebbero spiare, lo sai?? Vabbé, sto esagerando ma purtroppo dicono sia vero. A parte questo, il significato della mia battuta è: stai solo, in unica mia compagnia.

Chi sono? la Volpe naturalmente. E parlo per esperienza. Con gli anni, sai, mi sono scaltrita…

 

2_ Sei pronto? Partiamo?

 

Fai conto che io sia quel che non sai ancora bene cosa sia.. quel “qualcosa che vorresti raccontare”, ma tu stesso ancora non sai. Magari non hai bisogno di me e lo sai già benissimo, ma fa lo stesso. Ora, guarda me.

Prima regola: “Bisogna essere molto pazienti”. Segui la mia traccia.

“In principio tu ti siederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole (non consapevolmente usate, n.d.t.) sono una fonte di malintesi. Ma, ogni volta, tu potrai sederti sempre un po’ più vicino…”

…perché dico questo?

 

Semplice, perché prima di passare alla scrittura vera e propria, tu hai la possibilità di creare l’immagine. Dipingere un quadro, quasi, che poi osservi e descrivi. Un’immagine viva, che ti parla.. E’ lei a narrare, a narrarsi. Vedrai, sarà molto più facile!

Tu, ora, limitati ad osservarla, ad ascoltarla. Cosa ti sta dicendo?

 

N.B.

Mi raccomando, usa anche tu la “coda dell’occhio”! All’inizio non ci si fissa mai direttamente.. Lo sguardo, lo sai, è molto potente. Ti può invitare, ma ti può anche bloccare. E tu, osservando me, stai guardando dentro te stesso… e se non sei già “addomesticato” a questa frequentazione, non è così facile.

Prendi familiarità con me, o con qualunque altro interlocutore con il quale tu abbia desiderio di intessere un dialogo, una conoscenza un po’ più profonda. Avvicinati piano, un passo alla volta, a ciò che, da dentro di te, sta chiedendo attenzione. Riconosci la traccia! …è la vita che la semina. Seguila, che pian piano ti rivelerà il sentiero.

 

2_ Dici che ci conosciamo da una vita e che possiamo evitare i preamboli?

 

Può essere. Ma vacci cauto. Può essere che io ti rammenti un momento doloroso.. un ricordo che ancora ti brucia. Fermo, allora. Aspetta un momento. Può essere che invece non ti significo proprio nulla e, peggio, non sai proprio da che parte andare. Falsa traccia? può darsi. Tuttavia non ignorarla… ascoltala!

Esploriamo i due casi.

 

2a_

 

Nel primo, semplicemente ti fermi e respiri. Mi guardi, osservi il quadro che ti si presenta. Doloroso, ma fuori di te. Non temerlo. Fermati e ascoltalo. E’ fuori, capisci? lontano… Tu non sei quello… o non sei “solo” quello…

Allora scrivi le parole che ti ispira. Rabbia? Paura? Dolore? oppure inquietudine, o forse una sensazione non ben definita che cercherai di comprendere meglio… Magari ti irrita semplicemente.

Prendi quelle parole ad una ad una: come se fossero pillole da ingerire, “medicina” quasi… La prendi respirandole. Respiro quella rabbia, respiro quella paura e, quando espiro – con un espiro lungo, luungo, luuungo! – quella se ne esce e se-ne-va

Espira lentamente, prendi coscienza che stai “prendendo le distanze da lei”.

 

Ok. E’ lì. Davanti a te. E non fa nulla. C’è e basta. Anzi, c’è stata… E’ fuori, non più dentro di te. Non ti possiede né tu possiedi lei. Potresti addirittura iniziare un colloquio. Devi, iniziare un colloquio! (e se vuoi, ne parliamo con più calma. Mi puoi contattare, naturalmente.. ma prima arriva fino in fondo)

Fai la stessa cosa con le altre parole. Tirale fuori con un espiro bello e profondo e SEPARALE DA TE. Stop.

Ti accorgi che ti fanno MENO paura? Magari bruciano ancora ma ti fanno meno paura. Stai togliendo loro quel potere di cui si vantavano!

Se così, procediamo. Ecco: hai preparato la tavolozza con i colori (emozioni) che io ti ho portato.

A questo punto, se vuoi, puoi prendere il pennello (meglio, la penna) e iniziare a comporre. Se non vuoi comparire in prima persona, usa una controfigura, tanto tutto parla sempre di te. E tu lo sai.

Se invece fai fatica, passami la “penna” e sarò io a prender la parola. Fidati! Non cambia nulla ma è semplicemente più facile.

 

2b_

 

Continui a guardarmi ma nulla ti giunge alla memoria, nulla cattura il tuo pensiero, lo incuriosisce, lo sospinge verso quella nuvoletta che sta in alto a destra, nel cielo della tua mente?

Se la nuvoletta è quella di destra, allora significa che la tua mente sta cercando di ricordare… sta scavando nello scrigno dei ricordi. Dalle tempo. Prima o poi ti troverai fra le mani quel ricordo che luccica di più…

Se invece la nuvoletta è quella di sinistra, allora la tua mente sta semplicemente cercando di CREARE qualcosa, sta pescando nel futuro. Nelle sue infinite possibilità…

Benissimo, in entrambi i casi.

Cielo sereno? benissimo, siediti e aspetta.

Temporale in vista? benissimo. non ti preoccupare. Chiudi (o apri, vedi tu…) le finestre e soffia un po’, a tutti polmoni. Spazza via le nuvole in eccesso.

Non credere che la storia della destra e della sinistra sia fantasia (che pure è un ingrediente molto richiesto). E’ neuroscienza!

 

Se il tuo occhio si porta verso destra, in alto, significa che stai attivando l’emisfero sinistro del tuo cervello, dove ha sede la memoria. La tua mente sta facendo un rapido scanner, per scegliere…

Se invece l’occhio va a sinistra, stai attivando la tua parte destra, quella creativa, femminile, fantasiosa… che magari rivelerà il poeta dentro di te. Lasciala lavorare, anche se potrà talora sembrarti che stia “partendo per la tangente”. Ma certo, che DEVE prender la tangente… (o la tangenziale.. Est, Ovest… Se abiti a Milano sono vecchie conoscenze).

Non ti preoccupare: come in tutte le tangenziali, farai più chilometri, ma sarà più veloce! ed esplori così anche la “periferia” della tua città. Rapido sguardo… Lasciati portare. (Ma fermati al casello.)

Dimenticavo: se sei mancino, funziona al contrario!

Continua finché l’hai trovato… quello che luccica di più.

Non necessariamente sarà quello l'”oggetto/soggetto” della tua storia. Può essere la sua “coda”. Anzi, la mia…

Vedi che ti sto insegnando come fare, in questi casi?

Dunque, non ti preoccupare e inizia! Dalla testa, dalla coda, da dove vuoi insomma… ma inizia. Prendi il primo “baffo” che trovi e lasciati portare.. I baffi (non solo miei) sono conduttori dell’intuizione, rivelatori della strada. Non storcere i tuoi, dunque.

Baffi, naso per gli umani.. Vai a “naso”, come si suol dire. Come sto facendo io ora. Lo vedi, no?

Ma soprattutto INIZIA: la strada si creerà per te!

 

3_ Hai iniziato, ci provi gusto, e non vuoi più smettere.

 

Ti ci vedo… (perché in realtà mi sto vedendo io stessa). Magari hai iniziato a divertirti. Senti di far qualcosa di utile per chi ti leggerà… Ok, benissimo, ma ricorda: lo fai soprattutto per te!

Nel caso 2a, quello decisamente più faticoso… quantomeno ti alleggerisci. Ti sentirai più leggero e sollevato. Magari sarai anche meno arrabbiato con quel tale che ti ha fregato il posto.. Il posteggio, intendo!

E qui, se vuoi, mi puoi cercare. E insieme vedremo come combinare meglio le cose e renderle funzionali a migliorare tutto il tuo racconto, OVVERO LA TUA VITA.

E siccome questa (la Vita) è una “foresta di simboli” (diceva Baudelaire) io ti aiuterò a decifrarli. Ricomponendo il puzzle, in esso si leggerà la strada. Ti serve giusto qualche “chiave”, e poi vai!

 

CONCLUSIONE:

 

Sappi che il racconto non finisce mai. O meglio, va per step. Si apre un cerchio e lo si chiude (questo te lo consiglio sempre). Ma, vedrai… un cerchio tira l’altro. Come le ciliegie.

Dulcis in fundo… ecco la ciliegina d’uopo: a un certo punto del tuo racconto, se questo si fa troppo cupo, e magari il finale non ti piace, hai perso la scommessa e non vuoi render pubblica la cosa, oppure hai semplicemente “incassato” senza reagire come avresti voluto… cambialo, oppure dagli un seguito che lo capovolga. Se “lui”, il finale che non ti piace, appartiene al tuo passato, è “dato di fatto”, ok, rispettalo, descrivilo ma non fermarti lì.

Siamo noi i creatori (recita la fisica quantistica) e RI-creatori della storia.

 

Entra nella RI-creazione (anche se non hai la merenda). Fatti vero AUTOREVOLE AUTORE (non solo della tua storia ma della tua vita) e ricorda che questa bella parola deriva dal latino augere, che significa accrescere, aumentare, rendere prospero e portare in auge qualcosa (magari il tuo futuro libro… – aug in arabo significa altezza. Lo dice Wikipedia.. Io pensavo lo dicessero gli indiani d’America)

Sii “ubertoso”, ovvero fatti fertile e “vai oltre” (credo che uber, oltre a significare mammella e a indicare lo stato di prosperità di ciò cui si riferisce, derivi dal latino “super” – greco (s)upér – l’andare oltre. E’ l’über tedesco… Per gli appassionati glottologi (se la memoria del liceo non mi tradisce) il sigma intervocalico cade.. come nel “super-mercato” che diventa “iper-mercato”; e la u greca è una i italiana).

… ‘mbé??? … a che queste citazioni dotte?

 

Sigma intervocalico a parte… Vai OLTRE e LASCIA CADERE quel che non ti piace.

 

Qui, te lo puoi permettere. Sei TU il Creatore.

Puoi riscrivere il finale della tua storia. Questa volta come lo vuoi TU. Anzi, ne puoi scrivere quanti ne vuoi. Ma poi scegline uno! E’ importantissimo..

Entra nel mondo delle infinite possibilità. Scegline una e donale tutta la tua attenzione; nutrila, respirala, abitala. L’energia va, dove va l’attenzione. L’attenzione va, dove la Volontà la guida.

Mi puoi credere. Mica me lo invento io, che sono un’umile volpe (ma furbetta…)

E’ SCIENZA!

Vedrai che si avvera.

 

 

Il Piccolo Principe e il volo dei sogni - Traccia per Scrittura Terapeutica

 

 

Se ti è piaciuta la guida della Volpe, visita la pagina… La Parola che cura: energia attiva che influenza la materia…

e ricorda:

 

se vuoi esser seguita/o nel processo creativo della Scrittura Terapeutica, mi puoi contattare. Io ti aiuterò a decodificare i passi più importanti della tua narrazione, a coglierne il significato e a modellare l’evoluzione della storia. Non sono la Volpe ma Loredana, Trainer e promotrice del Progetto Medicina dei Significati. 

Il futuro lo creiamo noi. 

 

Per informazioni, puoi compire questo modulo ed io ti contatterò, per mail o telefono. Ti aspetto.

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